Il Madagascar che non ti aspetti

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Un viaggio diverso dal solito, vissuto lentamente per conoscere usi e costumi di una terra tanto lontana e diversa dalla nostra

Racconto pubblicato sulla rivista BIOECOGEO

Arrivando di notte le piste di atterraggio degli aeroporti sono tutte uguali. L’aeroporto internazionale di Antananarivo non fa eccezione. Nel bel mezzo di uno sparuto gruppo di spaesati ed assonnati viaggiatori zaini in spalla, in una calda notte di febbraio inizia la mia avventura in terra malgascia. Ad attendermi Jo, la guida che con me avrebbe attraversato buona parte del Madagascar alla ricerca degli angoli più nascosti del paese rosso. Un viaggio diverso dal solito, vissuto lentamente per conoscere usi e costumi di una terra tanto lontana e diversa dalla nostra. Due importanti tappe, il poco conosciuto est ed il grande e sconfinato sud, con altrettante importanti mete, le piccole comunità di Ambodisiny ad est e quella di Andrevo nel sud. Impossibile raccontarle entrambe in poche parole. Una storia strana quella del Madagascar, lanciato alla ribalta da un film animato che in poco tempo ha portato una lontana e quasi dimenticata isola nel sud dell’Africa, da perfetta sconosciuta a meta ambita per viaggi esotici. Un’immagine, quella del Madagascar, che per molti è fatta di grandi foreste, simpatici animali dal soffice pelo e tanti coloratissimi camaleonti dalle forme più bizzarre. Anche per un geologo con la passione per il viaggio, il Madagascar è tutto questo, con l’aggiunta di paesaggi suggestivi e delle importanti aree minerarie del sud del paese dove si estraggono da anni zaffiri ed altri minerali preziosi. Ma per me, come per molti altri, questa convinzione giunti in Madagascar dura solo poche ore. Il Madagascar è un isola che da sempre ha mantenuto la sua identità, rimanendo per millenni isolata dal continente africano. Terra di endemismi con specie vegetali ed animali uniche al mondo in un ambiente fortunatamente ancora non stravolto dal turismo di massa. Eppure viaggiando tra le polverose strade malgasce, visitando le principali riserve ecologiche, attraversando i canali navigabili sulla costa dell’Oceano Indiano, si resta catturati da una ricchezza ancor più esplosiva e contagiosa; il sorriso della gente. Un popolo estremamente cordiale e disponibile, dignitoso nella sua povertà e nella sua quotidianità, sempre disposto a condividere quel poco che con tanta fatica è riuscito a mettere da parte.

Il primo contatto con il Madagascar è con un anziano venditore di frutta lungo una delle più animate strade di Antananarivo. Un ossuto signore dalla carnagione olivastra che mi spiega subito che la frutta in Madagascar non è abbondante in tutto il paese e che l’incredibile varietà di climi che fanno dell’isola un vero e proprio mosaico di ambienti, ne condiziona la produzione e la qualità. Quello che non manca invece è sicuramente il riso, coltivato in ogni angolo, attentamente seminato e gelosamente raccolto da intere comunità che ne fanno l’unica fonte di sussistenza. Il mio viaggio parte da Antananarivo, capitale del Madagascar, una città surreale che vive tra frenetici mercati ed isolate stradine che fanno da contorno a palazzetti ben ristrutturati in stile coloniale. Antananarivo già alle presentazioni è capace di conquistare in maniera travolgente, non ti lascia scampo, ti avvolge e ti trascina nel suo ritmo. Le strade sono un brulichio di persone, mercanti intenti a vendere le loro merci, artigiani che si cimentano nei più disparati mestieri, in ogni dove pentole fumanti e sproporzionati sacchi di juta traboccanti di carbone. Affascina di questa strana città arroccata su di una collina che domina sterminate risaie, la sua architettura, bizzarra e allo stesso tempo sobria e aristocratica. Il Madagascar che non ti aspetti ti colpisce anche per la maestria della gente nella costruzione delle abitazioni, rigorosamente differenti tra nord, centro e sud del paese, ma preziosamente ben fatte in ogni luogo dell’isola. Da Antananarivo una improvvisata pista di terra attraversa le risaie, fino alle sponde del fiume Ikopa, dove fanno la loro comparsa torri fumanti di mattoncini rossi, è la zona di produzione dei mattoni di argilla cotta. Un’antica tradizione delle tribù degli altipiani, i Merina, che da sempre con maestria e precisione impastano e cuociono mattoni di argilla e paglia destinati alle costruzioni. Un gran movimento tra adulti e bambini tutti intenti nello scrupoloso lavoro che porta alla cottura dei preziosi mattoni che a dorso di asino, verranno portati poi fino al ciglio della più vicina strada asfaltata per essere venduti. In un piccolo villaggio dal nome impronunciabile a poche decine di chilometri dalla capitale, le strade in terra convergono in uno spiazzo su cui capeggia una curiosa casetta in muratura perfettamente dipinta con sgargianti colori.

A guardarla bene sembrerebbe una casa in miniatura, troppo piccola per essere abitata, troppo curata nei particolari per essere un luogo dove far giocare i bambini. In effetti la costruzione è ben di più, è un luogo sacro per tutta la comunità; la casa dei defunti. In Madagascar la morte è un momento importante e i defunti sono un vero e proprio punto di riferimento per chi rimane in vita. Le tradizioni malgasce, diverse da tribù a tribù, sono concordi nel ritenere il defunto la vera ed unica forza per la vita. Gli sciamani comunicano con loro e con loro discutono di come la comunità deve affrontare le difficoltà quotidiane, i defunti per questo hanno la loro abitazione e chi è in vita si prende cura di loro, fino a portargli cibo e fiori. Una usanza che si ritrova in ogni angolo del paese, una tradizione antica sulla quale si fonda la cultura malgascia. Mi lascio alle spalle Antananarivo e seguendo la RN 2, in direzione est raggiungo il Parco Nazionale Andasibe-Mantadia: un autentico emblema per il Madagascar. Una fitta foresta montana umida che si apre a circa 1000 metri di altitudine al margine degli altipiani centrali. Il Parco è il paradiso per gli appassionati di natura, esperte guide accompagnano diligenti gruppetti di avventurosi che camminano con il naso rivolto all’insù tra le fitta vegetazione. È la patria dei camaleonti dai colori sgargianti e degli Indri Indri, curiosi animaletti dalle lunghe zampe posteriori e dall’inconfondibile musetto, simpatici ma sfuggenti, i più rispettati dai malgasci che considerano fady ucciderne uno. I fady sono credenze ancestrali che indicano azioni che sono sconsigliabili da fare. Non è facile elencare cosa sia fady in Madagascar, ma di certo, uccidere un Indri Indri è molto fady! Passando dagli altipiani alla costa est il paesaggio è in continuo mutamento, dalle sterminate risaie del centro, attraverso le fitte foreste umide di Moramanga, fino alle colline brulle e deforestate che si affacciano sul Canale di Pangalanes. Cambiano flora e fauna, architetture ed etnie; Merina, Mezanozano, Betsimisaraka, ma quello che non cambia è l’incredibile sorriso delle persone, sempre disposte ad un gesto gentile e cordiale. I numerosi mercati al margine delle strade esplodono di colori ed odori, chiassosi banchetti di coloratissima frutta, ortaggi e ceste di riso, bambini sorridenti che corrono sempre pronti a mettersi in posa per qualche fotografia. La costa est del Madagascar per oltre 600 km è seguita da un importante canale realizzato durante la colonizzazione francese che unisce i numerosi laghi costieri, costituendo così la più importante via di comunicazione interna nel paese. La fitta vegetazione e lo scarso utilizzo per le rotte commerciali hanno reso parzialmente utilizzabile il canale, ma nel tempo passato costituiva la principale via di comunicazione tra il porto di Toamasina e Vangaindrano nel sudest del paese. Percorrere oggi il canale è un’esperienza unica, soprattutto se fatta a bordo delle silenziose piroghe che solcano labirinti d’acqua intorno agli isolotti che ospitano isolate comunità di pescatori. Meta del mio viaggio nell’est del Madagascar la piccola comunità di Ambodisiny, poche case di legno con il tetto di fronde di palma. Ad attendermi un esercito di sorridenti bambini che uscivano da ogni angolo, felici di darmi il loro personale benvenuto, con canti e festose grida. Non avevo mai sentito parlare di questa comunità, ma mi aveva colpito il racconto di un missionario che parlava delle comunità Betsimisaraka che vivono isolate in zone raggiungibili solo con lunghe ore di navigazione attraverso i canali del Pangalanes, e delle difficoltà di chi si dedica all’istruzione dei più piccoli. A Ambodisiny, i bambini scrutano l’orizzonte per avvistare per primi la piroga che porta da loro 3 volte la settimana un insegnante che si dedica alla loro istruzione, mentre i più grandi si danno un gran da fare per rendere sempre efficienti, reti da pesca, piroghe e attrezzi da cucina, le uniche ricchezze della comunità. Una vita semplice con i ritmi scanditi dal sole e dall’acqua, in perfetto stile malgascio, affrontata con sereno disincanto e armonia con l’ambiente. La meta giusta per il mio viaggio, un luogo fuori rotta, che rende onore al paese e che apre le porte alla voglia di tornare presto in Madagascar.

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Viaggiare in compagnia di un esperto, vivendo a stretto contatto con chi per lavoro e per passione attraversa sconfinati deserti o risale fiumi navigando in piroga per raggiungere gli ultimi rappresentanti di comunità ancora isolate dal mondo; scoprire paesi lontani ma anche terre vicine, osservando, apprendendo e condividendo esperienze di vita. Questo il principio ispiratore di una nuova frontiera del viaggio in cui tutti possono diventare protagonisti indiscussi di esperienze uniche ed indimenticabili. Viaggiare quindi seguendo un filo conduttore che vuole portare alla scoperta dei luoghi più suggestivi ed affascinanti del pianeta Terra, puntando l’attenzione verso quei temi di conservazione e protezione di un patrimonio naturale ed antropologico spesso ancora sconosciuto, sotto la guida esperta di chi ne ha maturato consapevolezza in anni di esperienza sul campo. Piccoli gruppi che si spostano autonomamente con mezzi fuoristrada seguendo rotte tracciate su carte topografiche o su percorsi poco battuti ed inesplorati: un'idea, un progetto, una voglia di condividere esperienze e proposte per dare spazio alla creatività di appassionati dell’ambiente e della conoscenza dei Popoli, di fotografia naturalistica, o anche solamente semplici amanti della vita a contatto con la Natura.

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